Il bombardiere nucleare si esercita nella «guerra umanitaria»

Il bombardamento aeronavale della Libia ha già mandato in pezzi la risoluzione del Consiglio di sicurezza: la no-fly zone «per proteggere i civili» è già stata imposta, ma i cacciabombardieri continuano ad attaccare. Tra questi i Tornado Ecr italiani che, appena vedono un radar o altro obiettivo «minaccioso», gli lanciano i missili Agm-88 Harm (fabbricati dalla statunitense Raytheon e pagati dai contribuenti italiani oltre 300mila dollari l’uno). Esplodendo, la testata investe l’area circostante con 13mila frammenti di tungsteno taglienti come rasoi. Non essendoci più un confronto militare globale, spiega l’Aeronautica, il Tornado viene usato oggi nelle «operazioni di risposta alle crisi». Non dice però che, a Ghedi Torre (Bs), vi sono Tornado italiani armati di bombe nucleari Usa B-61.

Tornado Ecr

Poca cosa in confronto ai bombardieri strategici Usa B-2 Spirit, gli aerei più cari del mondo (2,1 miliardi di dollari ciascuno),  impiegati contro la Libia. Concepiti per l’attacco nucleare, sono stati usati con armi non-nucleari contro la Serbia nel 1999 e l’Iraq nel 2003. Questi bombardieri stealth, invisibili ai radar, possono trasportare oltre 18 tonnellate di bombe in varie combinazioni: ad esempio, 16 «intelligenti» (a guida laser o Jdam) da 900 kg, o 34 bombe a grappolo Cbu-87 che rilasciano ciascuna oltre 200 mine. Ma il B-2 Spirit può trasportare anche 16 bombe nucleari B-61 o 16 missili nucleari Agm-129. Il fatto che questi bombardieri strategici siano di nuovo usati in una azione bellica reale, permette di migliorarne l’efficienza anche per un eventuale impiego in una guerra nucleare.

Lo stesso avviene con le centinaia di missili da crociera Tomahawk, che navi e sottomarini Usa e alleati stanno lanciando contro la Libia. Questi missili della statunitense Hughes, che costano 1,5 milioni di dollari l’uno, volano a bassa quota lungo il profilo del terreno e colpiscono l’obiettivo con testate di vario tipo, sia penetranti che a grappolo (ciascuna con centinaia di submunizioni). Queste testate, come molte altre, sono fabbricate con uranio impoverito che provoca successivamente disastrosi effetti per la salute e l’ambiente. Gli stessi Tomahawk possono essere armati con testate nucleari W-80: il loro uso in una azione bellica reale serve anche a perfezionarne l’impiego per l’attacco nucleare.

Operation Odyssey Dawn 

Senior Airman Kenny Holston/Agence France-Presse — Getty Images
A B-2

Che la guerra contro la Libia ne prepari altre, ben più pericolose, lo conferma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: in una intervista alla Cnn ha detto che, se l’Iran non rinuncia al programma nucleare, ci vuole una «credibile azione militare per distruggere i suoi impianti nucleari». L’Iran, pur non possedendo armi nucleari come invece le ha Israele, ha un potenziale militare ben maggiore della Libia: per attuare una «credibile azione militare» occorre puntare contro l’Iran armi nucleari ed essere pronti a usarle. In tale prospettiva gli Usa hanno già schierato nel Mediterraneo le prime unità della componente navale dello «scudo anti-missili», le navi lanciamissili Monterey e Stout. La seconda, intanto, lancia missili Tomahawk contro la Libia. Ma, assicura il presidente Napolitano, «non siamo entrati in guerra, è un’operazione dell’Onu». 


Articles by: Manlio Dinucci

About the author:

Manlio Dinucci est géographe et journaliste. Il a une chronique hebdomadaire “L’art de la guerre” au quotidien italien il manifesto. Parmi ses derniers livres: Geocommunity (en trois tomes) Ed. Zanichelli 2013; Geolaboratorio, Ed. Zanichelli 2014;Se dici guerra…, Ed. Kappa Vu 2014.

Disclaimer: The contents of this article are of sole responsibility of the author(s). The Centre for Research on Globalization will not be responsible for any inaccurate or incorrect statement in this article. The Centre of Research on Globalization grants permission to cross-post Global Research articles on community internet sites as long the source and copyright are acknowledged together with a hyperlink to the original Global Research article. For publication of Global Research articles in print or other forms including commercial internet sites, contact: [email protected]

www.globalresearch.ca contains copyrighted material the use of which has not always been specifically authorized by the copyright owner. We are making such material available to our readers under the provisions of "fair use" in an effort to advance a better understanding of political, economic and social issues. The material on this site is distributed without profit to those who have expressed a prior interest in receiving it for research and educational purposes. If you wish to use copyrighted material for purposes other than "fair use" you must request permission from the copyright owner.

For media inquiries: publication[email protected]