La via maestra per Gerusalemme: Hamas ha tradito l’Iran e la Siria

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Generalità Quando l’emiro del Qatar, Hamad, era arrivato a Gaza a capo di una folta delegazione tra cui sua moglie Moza e il suo primo ministro Hamad, che non è lo sceicco emiro, è stato accolto dal capo del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, che aveva organizzato una grande cerimonia per l’occasione. I due uomini stavano fianco a fianco, mentre gli inni nazionali palestinese e del Qatar venivano suonati. Naturalmente il tappeto rosso è stato srotolato in suo onore, e l’emiro è stato poi salutato da una folla di Hamas, dai ministri del governo di Gaza e dal leader in esilio del movimento, Saleh Arouri, entrato in territorio palestinese per l’occasione più gloriosa. [1] Inoltre, il signor Taher al-Nunu, portavoce del capo del governo di Hamas a Gaza, che avrà ingoiato la lingua quando recitava  fedeltà al nuovo emiro, aveva detto che la visita è stata di grande importanza politica perché era il primo leader arabo, o piuttosto “arabico” secondo la nostra nomenclatura [2], a rompere la politica del blocco [3]. Mortaretti sono stati sparati con gioia, ovviamente nel cielo di Gaza, assediata da un millennio e più, dalla soldataglia israeliana e dal tradimento arabo. Per le strade, migliaia di bandiere palestinesi e qatariote erano appese assieme a foto giganti dello sceicco Hamad: “Grazie al Qatar che mantiene le sue promesse” (sic) o “Benvenuto” si poteva leggere sui cartelli lungo la strada Salahuddin, che attraversa il territorio palestinese da nord a sud. L’emiro aveva accettato di aumentare gli investimenti del Qatar da 254 a 400 milioni di euro, ha dichiarato Haniyeh nel corso di una cerimonia a Khan Younis, in presenza dello sceicco Hamad, ponendo la prima pietra di un progetto per alloggiare le famiglie palestinesi svantaggiate, che avrebbe avuto anche il nome di sua allegrezza: Hamad o emiro del Qatar. L’onnipresenza di sua allegrezza ha preceduto l’operazione militare israeliana denominata “pilastro della difesa“, questa corsa improvvisa per l’influenza del Qatar a Gaza, nell’estasi dei leader di Hamas sul valico di Rafah toccati dallo Spirito Santo oscurantista del dispotismo arabo; questa ascesa dell’emiro mentre scendeva, questa sua apparizione mentre si nascondeva, questo silenzio mentre parlava, questo rumore mentre restava in silenzio, non erano un privilegio della natura, come proclamato dall’emiro e dai suoi adulatori, né una allucinazione collettiva, come sostengono i suoi detrattori, ma solo un errore di calcolo dei leader di Hamas dopo il vile tradimento verso la Siria e l’Iran.

Il tradimento di Hamas verso la Siria e l’Iran Prima di ogni altra cosa, ciò che mancava ai media della “resistenza” durante le ultime violenze a Gaza, è stato il coraggio! Non quello di insultare il loro “nemico” Israele, ma piuttosto il coraggio di svergognare il cosiddetto “alleato”, quando si è trasformato in Dalila, e l’”alleanza” con lui dalla capigliatura ambita da Sansone [4]. Questo è ciò che i media pretesi “resistenti” non osavano fare in risposta al tradimento di Hamas verso la Siria e l’Iran. Inoltre, lontano dal rumore dei proiettili e dei razzi di entrambe le parti, una domanda molto semplice s’impose il primo giorno delle operazioni contro Gaza, a cui né i media arabi “resistenti”, né quelli d’Israele ebbero il “coraggio” di rispondere: cosa ha spinto il primo ministro israeliano, Netanyahu, a dare via libera all’operazione militare? La semplicità di questa domanda, a questo punto, non esclude una certa difficoltà a rispondere infine; la “risposta” non ce l’aspettiamo, naturalmente, da una tale confusione mediatica che non serve a presentare i fatti oggettivi dell’operazione, o a “rispondere” alla domanda precedente. In altre parole, tutto ciò che è stato detto, tutto ciò che è stato pubblicato, sia dai media israeliani che dai loro “nemici”, i media “resistenti”, non formano, secondo l’analisi del discorso, materia analitica di fatti oggettivi che riportino all’operazione “pilastro della difesa“, e la sola analisi da trarre dalla sintesi dei due discorsi, israeliano e “resistente”, è che i due gruppi hanno saputo ben gestire, durante la condotta delle operazioni militari, l’arte della propaganda! Infatti, all’inizio della campagna imperialista contro la Siria nel marzo 2011, Hamas si è schierata con la cosiddetta “rivoluzione siriana”, o anche con la guerra imperialista contro la Siria, giustificandosi dicendo di spostare il “fucile da una spalla all’altra“, secondo l’espressione libanese per “sottomissione alla volontà dei popoli arabi” in piena primavera araba. [5] Basta fare un parallelo con la visita del Primo Ministro del movimento islamico palestinese di Hamas, Ismail Haniyeh, a Cairo il 24 febbraio 2012, quando aveva lodato ciò che aveva chiamato la “ricerca del popolo siriano della libertà e della democrazia [6]” (sic). “Mi congratulo con l’eroico popolo di Siria, che anela alla libertà, alla democrazia e alle riforme”, aveva detto Haniyeh davanti a una folla di sostenitori riuniti nella moschea di al-Azhar, per una manifestazione dedicata al “supporto” (sic) alla moschea di al-Aqsa a Gerusalemme e al popolo siriano. [7] E’ anche interessante sapere che la prima visita ufficiale del Primo Ministro Haniyeh, da Gaza, fu a Mokattam, sede a Cairo dei Fratelli musulmani, dove aveva detto che Hamas è un “movimento jihadista palestinese della Fratellanza”. Haniyeh aveva parlato a una folla di sostenitori della Fratellanza musulmana, che scandiva “Né Iran, né Hezbollha“, “Siria islamica“, “Fuori Bashar, vattene macellaio“, mentre sua Santità Haniyeh era rimasto di marmo [8]. Inoltre, va notato che Hamas non è solo un movimento islamista palestinese, ma ha anche da una precisa ideologia; i Fratelli musulmani sono i peggiori nemici del potere politico in Siria. I suoi tre fondatori, Ahmed Yassin, Abdel-Aziz al-Rantisi e Mohammed Taha erano anche loro dei Fratelli musulmani, il che spiega perché i leader di Hamas si sono rivolti contro il presidente Bashar al-Assad, storico sostenitore della causa palestinese, dopo che per molti anni la Siria li ha sostenuti  contro Israele, ripiegando bruscamente di 180°, per posizionarsi nel campo contrapposto a Damasco, tradendola alleandosi a Turchia, Egitto, emirati e sultanati arabi del Golfo Persico, entrando in conflitto con l’”asse della resistenza” o arco sciita, secondo la nomenclatura della reazione araba e dell’imperialismo mondiale.

Hamas sulla strada dell’accordo Oslo 2 Soprattutto, secondo Amos Harel, analista del quotidiano israeliano Haaretz, all’inizio dell’operazione militare israeliana a Gaza, né Hamas né Israele avevano interesse a un confronto militare prolungato, o ad impegnarsi in un nuova “farsa” come la guerra di Gaza nel 2008-2009. Inoltre, Harel ha aggiunto che la valutazione dei servizi segreti israeliani, riferita all’ufficio del primo ministro Netanyahu, dichiarava che Hamas si considerava fuori dal confronto militare, e non aveva alcun interesse ad interferire. Ha detto anche che, ogni volta che Hamas doveva scegliere tra il valore reale della resistenza e il potere politico, ha sempre scelto quest’ultimo. [9] Diversi indizi ci inducono a concludere che Hamas si stia muovendo verso una nuova “Oslo”, che porterebbe al riconoscimento di Israele, in primo luogo, e ad abbandonare l’”asse della resistenza”, tradendo la Siria e l’Iran. Ricevendo la benedizione dello Spirito Santo della reazione araba, posizionandosi nel campo dei cosiddetti “arabi moderati”, vale a dire per la guerra imperialista contro la Siria, Hamas apre, infatti, una porta verso una nuova “Oslo” che porterebbe al riconoscimento di Israele sponsorizzato, questa volta, dall’emirato del Qatar. La “grandiosa” visita di sua allegrezza l’emiro del Qatar a Gaza lo conferma, soprattutto dopo che l’emiro aveva annunciato un aiuto di 400 milioni di dollari per Gaza [10] e 2 miliardi di dollari per l’Egitto [11]. In secondo luogo, la sponsorizzazione dell’ultimo cessate il fuoco tra Israele e Gaza da parte dell’Egitto, e la sua conclusione improvvisa, ha escluso le organizzazioni palestinesi che continuano ad adottare la scelta della resistenza, e che non sono ancora coinvolte nella Santa Alleanza contro la Siria, come la Jihad islamica e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. A questo si aggiunga che l’intervento dell’Egitto e la sua precipitazione alla dichiarazione del cessate il fuoco, hanno anche lo scopo di supportare l’autorità di Hamas a Gaza contro la Jihad e il FPLP. Va notato qui che Hamas non ha preso parte alle schermaglie che hanno preceduto l’assassinio di al-Jaabari, tra Israele da una parte e le organizzazioni palestinesi dall’altra parte, e che i combattenti di Hamas non hanno sparato un solo colpo contro Israele, durante gli scontri precedenti; i suoi leader non volevano lasciarsi provocare a uno scontro con Israele, cosa che avrebbe interferito con il loro proposito di mettersi sotto il mantello dell’emiro del Qatar, Hamad. Più tardi, Hamas è stata costretta a prendere parte alle operazioni militari solo dopo l’assassinio di uno dei suoi comandanti, al-Jaabari; altrimenti la “farsa” sarebbe stata scandalosa! In terzo luogo, quando Cairo ha segnalato il cessate il fuoco, il leader di Hamas, Khaled Mashaal, non ha fatto il minimo riferimento al ruolo della Siria o della Repubblica Islamica dell’Iran, che hanno sostenuto, in tanti anni, la causa palestinese; in particolare Hamas. Ciò ha indotto il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ad alludere all’ingratitudine e alla mancanza di riconoscimento dei leader di Hamas verso l’Iran e la Siria. [12] In quarto luogo, la “sorpresa della sorpresa” che abbiamo dai leader di Hamas è l’ultima fatwa [13] che vieta, sotto pena di scomunica, attacchi contro Israele [14]! Tale fatwa viene utilizzata per stabilire e dare legittimità religiosa all’accordo di pace imminente tra Israele e Hamas, e ciò su tre livelli: rapporti con Israele, rapporti intra-palestinesi, e rapporti inter-arabi.

La fatwa di Hamas che vieta le operazioni militari contro Israele In primo luogo, a livello di relazioni con Israele, una fatwa faciliterebbe nel prossimo futuro la dichiarazione di Gaza a territorio “indipendente”, non da Israele, ma dalla Cisgiordania, dove il capo dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, ha passato a Ramallah il resto della vita lottando, così per dire, come Simón Bolívar, contro il vuoto e la noia, a caccia di mosche verdi nel labirinto  del suo penoso ozio [15]. Inoltre, questa fatwa conferma, prima di tutto, la frontiera della “Palestina” e la formalizza! Non la Palestina del 1948, né del 1967, né del 1992, ma piuttosto una sorta di miniatura di una qualsiasi Palestina microscopica, che si estenda lungo la costa del Mediterraneo, da nord a sud della Striscia di Gaza!

Congratulazioni Hamas! Madre de Deus, Nostro Sennor! [16] In secondo luogo, a livello intra-palestinese, la fatwa vieta qualsiasi azione militare contro Israele,  definendo quindi Hamas come l’unica autorità militare, politica, civile e religiosa di Gaza, l’unica che potrebbe decidere la guerra o la pace con Israele. Tuttavia, questa “ascesa” di Hamas fra gli dei formalizza e istituzionalizza il suo potere non solo a Gaza, ma anche nella diaspora palestinese,  accelerando la creazione di due “entità” isolate e separate dal territorio Israele: l’emirato di Hamas a Gaza e la contea dell’OLP nella West Bank.

Che farsa! Che tragedia! Allora il Signore fu con Giosuè, e la sua fama si diffuse in tutto il paese [17] In terzo luogo, a livello inter-arabo, la fatwa è una dichiarazione di Hamas, chiara come il cielo blu di Beirut a luglio, della rottura completa con il resto dei paesi arabi che ancora resistono alla normalizzazione con Israele, e conferma anche che la resistenza non è più una scelta, e ciò con  dispiacere del discorso trionfalistico dei millantatori e degli sbruffoni dei media palestinesi e di quelli etichettati “resistenti”, dopo la dichiarazione della tregua tra Israele e Gaza.

Cosa è successo a Nasreddin Hodja Djeha quando tagliò il ramo su cui sedeva Nasreddin Hodja Djeha stava a cavalcioni di un grosso ramo di ciliegio, coi calzoni larghi e un lungo caffettano bianco che circondava la sua vita e le gambe che ondeggiavano da una parte all’altra, ogni volta che brandiva l’ascia. – Salute su di voi, Effendi Nasreddin Hodja Djeha! gli disse una voce. – Che sia con te, Effendi Khalid! disse Nasreddin Hodja Djeha stando seduto sul ramo. Posando la sua ascia, sistemava il turbante che gli era scivolato. – Cadrai dall’albero! gli disse Khalid, Guarda che ci sei seduto!Faresti meglio a guardare dove cammini, rispose Nasreddin Hodja Djeha. Le persone che guardano le cime degli alberi e le nuvole è sicuro che sbattono le dita dei piedi. Improvvisamente, il ramo cadde a terra, seguito dall’ascia e poi da Nasreddin Hodja Djeha. Era troppo occupato per notare che era seduto sul lato sbagliato del ramo che stava tagliando. In conclusione, sembra che il destino di Hamas, dopo la rottura con la Siria e l’Iran e dopo il precipitazione dei suoi dirigenti a presentarsi sotto il mantello dell’emiro del Qatar, non sarà in nessun punto meno tragico del destino di mullah Nasreddin Hodja Djeha quando tagliò il ramo su cui era seduto. Escludendosi dalla retroguardia – Iran e la Siria – la Striscia di Gaza sarà da oggi vittima degli stati d’animo dei re d’Israele.

Fida Dakroub,

Ph.D Sito ufficiale dell’autrice: FidaDakroub.net

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Le grand chemin vers Jérusalem : le Hamas trahit l’Iran et la Syrie

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora

Note [1] L’Orient-Le Jour, 23 ottobre 2012, “L’emiro del Qatar, ‘il primo leader arabo a rompere la politica del blocco’ a Gaza“ [2] Distinguiamo nei nostri scritti l’arabo e l’arabico o abitante della penisola arabica, che per il suo substrato culturale, si oppone al primo. Quest’ultimo è stato creato in Siria, proprio a Damasco, attraverso le civiltà siriaca e greca, o cristiano siriana, una delle più grandi civiltà della storia umana, la civiltà araba. [3] loc. [4] Tra i testi biblici che hanno ispirato l’artista, vi è la saga di Sansone e Dalila con la loro disavventura. Questa storia appare nel libro dei Giudici (13: 1-16: 22). [5] L’autrice usa l’espressione ironica “la primavera degli arabi” al posto della “primavera araba”. [6] France 24, 24 febbraio 2012, “Hamas formalizza il suo divorzio con il regime di Damasco.” [7] loc. [8] loc. [9] Harel, Amos, 15 novembre 2012, “L’escalation a Gaza non significa necessariamente che Israele vada in guerra”, Haaretz. [10] Rudoren, Jodi, 23 ottobre 2012, “L’emiro del Qatar visita Gaza donando 400 milioni di dollari ad Hamas“, The New York Times. [11] Henderson, Simon, 22 ottobre 2012, “L’emiro del Qatar visita Gaza“, Washington Institute [12] Dichiarazione del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah. [13] Una fatwa è, nell’Islam, una consulenza legale fornita da uno specialista in legge islamica su una particolare questione. [14] Kamal, Sana, 27 novembre 2012, al-Akhbar [15] Allusione al romanzo di Gabriel García Márquez “Il generale nel labirinto“. Si tratta di un racconto romanzato degli ultimi giorni di Simon Bolivar, il liberatore e leader della Colombia, che racconta anche l’ultimo viaggio di Bolivar da Bogotà fino alla costa settentrionale della Colombia, nel suo tentativo di lasciare l’America del Sud esiliandosi in Europa. [16] Madre di Dio, nostro Signore. Il manoscritto del Cantigas de Santa María è una delle più grandi collezioni di canzoni monofoniche della letteratura medievale occidentale, scritta durante il regno di re Alfonso X di Castiglia, conosciuto come el Sabio o il Saggio (1221-1284). [17] Libro di Giosuè, 6:27.

Dottoressa ricercatrice in Studi francesi (University of Western Ontario, 2010) Fida Dakroub è una scrittrice e ricercatrice in teoria bachtiniana. È anche un’attivista per la pace e i diritti civili.

Articles by: Fida Dakroub

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