L’alleanza sino-russa: una sfida alle ambizioni americane in Eurasia

L'alleanza sino-russa: una sfida alle ambizioni americane in Eurasia

Ma se lo spazio intermedio [la Russia e l'ex Unione Sovietica] respinge l’Occidente [l'Unione Europea e l'America], diventa una singola entità assertiva e stabilisce il proprio controllo sul Sud [il Medio Oriente] o si allea con il principale attore orientale [la Cina], il primato dell’America in Eurasia si restringe drammaticamente. Lo stesso accadrebbe se i due principali attori orientali si coalizzassero in qualche modo. Infine, un’estromissione dell’America da parte dei suoi partner occidentali [l'intesa franco-tedesca] dalla sua posizione di vantaggio sulla periferia occidentale [l'Europa] segnerebbe automaticamente l’esclusione dell’America dalla partita in corso sulla scacchiera eurasiatica, anche se comporterebbe anche la subordinazione dell’estremità occidentale a un protagonista che occupa lo spazio intermedio e che è tornato alla ribalta [per esempio la Russia].

Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives, 1997 (La grande scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geo-strategici)
 

La Terza Legge del Moto di Sir Isaac Newton afferma che “a ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria”. Questi principi della fisica possono essere applicati anche alle scienze sociali, con particolare riferimento alle relazioni sociali e alla geopolitica.

L’America e la Gran Bretagna, l’alleanza anglo-americana, hanno intrapreso un progetto ambizioso per controllare le risorse energetiche globali. Le loro azioni hanno prodotto una serie di complicate reazioni, portando alla creazione di una coalizione eurasiatica che si sta preparando a sfidare l’asse anglo-americano.

L’accerchiamento della Russia e della Cina: le ricadute delle ambizioni globali anglo-americane

Oggi stiamo assistendo a un uso quasi incontenibile e ipertrofico della forza negli affari internazionali, di una forza militare che sta spingendo il mondo in un abisso fatto di un conflitto dopo l’altro. Ne consegue che non abbiamo le capacità sufficienti per trovare una soluzione articolata ad alcuno di questi conflitti. Trovare una soluzione politica diventa ugualmente impossibile. Stiamo osservando un disprezzo sempre maggiore dei principi basilari della legge internazionale. E le norme legali indipendenti si stanno di fatto sempre più avvicinando al sistema legale di un unico stato, e precisamente gli Stati Uniti, i quali hanno varcato i propri confini nazionali in tutte le sfere.

Vladimir Putin alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza (11 febbraio 2007)
 

Ciò che i leader americani chiamavano “Nuovo Ordine Mondiale” è ciò che la Cina e la Russia considerano un “Mondo Unipolare”. Questa è la visione o allucinazione, a seconda della prospettiva, che ha colmato il divario tra Pechino e Mosca.

La Cina e la Russia sono ben consapevoli di essere il bersaglio dell’alleanza anglo-americana. Sono unite dai comuni timori di un accerchiamento. Non è un caso che lo stesso anno in cui la NATO bombardò la Jugoslavia il presidente cinese Jiang Zemin e quello russo Boris El’cin avessero anticipato una dichiarazione comune durante lo storico vertice del dicembre del 1999 rivelando che la Cina e la Federazione russa avrebbero unito le forze per resistere al “Nuovo Ordine Mondiale”. I semi di questa dichiarazione sino-russa erano stati di fatto gettati nel 1996, quando le due potenze si opposero all’imposizione globale dell’egemonia di un unico stato.

Sia Jiang Zemin che Boris El’cin dichiararono che tutti gli stati-nazione hanno diritto allo stesso trattamento, devono poter godere della sicurezza e rispettare la reciproca sovranità ma soprattutto non intromettersi negli affari interni degli altri stati-nazione. Queste dichiarazioni erano dirette al governo degli Stati Uniti e ai suoi alleati.

I cinesi e i russi sollecitarono inoltre la creazione di un ordine globale politico ed economico più equo. Entrambe le nazioni indicarono poi che l’America si celava dietro i movimenti separatisti dei loro rispettivi paesi. Sottolinearono anche le ambizioni ispirate dagli americani di balcanizzare e finlandizzare gli stati-nazione eurasiatici. Influenti politologi americani come Zbigniew Brzezinski avevano già auspicato una decentralizzazione e infine divisione della Federazione Russa.

Sia i cinesi, sia i russi diffusero una dichiarazione in cui mettevano in guardia contro la creazione di uno scudo missilistico internazionale e la violazione del Trattato Anti-Missili Balistici (Trattato ABM), che avrebbero destabilizzato l’ambiente internazionale e polarizzato il mondo. Nel 1999 i cinesi e i russi erano consapevoli di ciò che sarebbe successo e della direzione che l’America stava prendendo. Nel giugno del 2002, meno di un anno prima dello scatenarsi della “Guerra globale contro il Terrore”, George W. Bush Jr. annunciò che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal Trattato ABM.

Il 24 luglio del 2001, meno di due mesi prima dell’11 settembre, Cina e Russia firmarono il Trattato di Buon Vicinato, Amicizia e Cooperazione. Quest’ultimo è in realtà un patto di mutua difesa contro gli Stati Uniti, la NATO e la rete militare asiatica appoggiata dagli Stati Uniti che circondava la Cina. [1]

Il patto militare della Shanghai Treaty Organization (SCO) adotta le stesse formule velate. Vale anche la pena di notare che l’Articolo 12 del trattato bilaterale sino-russo del 2001 stipula che la Cina e la Russia collaboreranno per mantenere l’equilibrio strategico globale, “osservare gli accordi basilari rilevanti per la salvaguardia e la conservazione della stabilità strategica” e “promuovere il processo di disarmo nucleare”. [2] Questo sembra alludere a una minaccia nucleare rappresentata dagli Stati Uniti.

 

Mettere i bastoni tra le ruote all’America e alla Gran Bretagna: una “Coalizione Cina-Russia-Iran”

Come risultato del proposito anglo-americano di accerchiare e infine smantellare la Cina e la Russia, Mosca e Pechino hanno serrato i ranghi e la SCO si è lentamente sviluppata fino a diventare un potente corpo internazionale nel cuore dell’Eurasia.

Il principali obiettivi della SCO sono di natura difensiva. Gli obiettivi economici consistono nell’integrare e unificare le economie eurasiatiche contro l’attacco economico e finanziario sferrato dalla trilaterale costituita da Nord America, Europa Occidentale e Giappone, che controlla porzioni significative dell’economia globale.

Lo Statuto della SCO, facendo uso del gergo occidentale della sicurezza nazionale, si propone di combattere “il terrorismo, il separatismo e l’estremismo”. Le attività terroristiche, i gruppi separatisti e i movimenti estremisti in Russia, Cina e Asia Centrale sono tutte forze tradizionalmente alimentate, finanziate, armate e segretamente appoggiate dai governi britannico e statunitense. Diversi gruppi separatisti ed estremisti che hanno destabilizzato paesi membri della SCO hanno perfino sedi a Londra.

L’Iran, l’India, il Pakistan e la Mongolia sono tutti membri della SCO. Lo status di osservatore dell’Iran nell’Organizzazione è fuorviante: l’Iran è un membro de facto. Lo status di osservatore mira a celare la natura della cooperazione trilaterale tra Iran, Russia e Cina per evitare che la SCO possa essere etichettata e demonizzata come coalizione militare anti-americana o anti-occidentale.

Gli interessi dichiarati di Cina e Russia consistono nell’assicurare la continuità di un “Mondo Multipolare”. Zbigniew Brzezinski nel suo libro del 1997 The Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives, prefigurò e lanciò un monito contro la creazione o “comparsa di una coalizione ostile [con base in Eurasia] in grado di sfidare la supremazia americana”. [3] Definì inoltre questa potenziale coalizione eurasiatica un’”alleanza anti-egemonica” che si sarebbe formata sulla base di una “coalizione sino-russo-iraniana” che avrebbe avuto la Cina come fulcro. [4] Questi sono la SCO e i diversi gruppi eurasiatici ad essa collegati.

Nel 1993 Brzezinski scrisse che “Nello stimare le future opzioni della Cina bisogna anche considerare la possibilità che una Cina economicamente vincente e politicamente sicura di sé – ma che si sentisse esclusa dal sistema globale e decidesse di sostenere e guidare gli stati svantaggiati – possa decidere di lanciare una sfida non solo chiaramente dottrinale ma anche potentemente geopolitica al mondo trilaterale dominante [riferimento al fronte economico formato da America del Nord, Europa Occidentale e Giappone]“. [5]

Brzezinski avverte che la risposta di Pechino alla sfida allo status quo globale sarebbe la creazione di una coalizione sino-russo-iraniana: “Per gli strateghi cinesi la mossa geopolitica più efficace per contrastare la coalizione di America, Europa e Giappone sarebbe la formazione di una tripla alleanza che unisse la Cina all’Iran nella regione del Golfo Persico/Medio Oriente e alla Russia nell’area dell’ex Unione Sovietica [ed Europa Orientale]“. [6] Brzezinski prosegue dicendo che la coalizione sino-russo-iraniana, che chiama anche “coalizione contro il sistema costituito”, potrebbe diventare una potente calamita per altri stati [come il Venezuela] insoddisfatti dello status quo [globale]“. [7]

Inoltre Brzezinski nel 1997 ammoniva che “L’obiettivo più immediato [per gli Stati Uniti] consiste nell’assicurarsi che nessuno stato o insieme di stati acquisisca la capacità di espellere gli Stati Uniti dall’Eurasia o anche semplicemente di diminuire in misura significativa il loro decisivo ruolo arbitrale”. [8] Forse il suo monito è stato dimenticato, perché gli Stati Uniti sono stati estromessi dall’Asia Centrale e le loro truppe sfrattate dall’Uzbekistan e dal Tagikistan.

Le ricadute delle “Rivoluzioni di Velluto” nell’Asia Centrale

L’Asia Centrale ha assistito a vari tentativi di cambio di regime appoggiati dai britannici e dagli americani. Questi tentativi sono stati caratterizzati da rivoluzioni di velluto simili alla Rivoluzione Arancione in Ucraina e alla Rivoluzione delle Rose in Georgia.

Nell’Asia Centrale queste rivoluzioni di velluto finanziate dagli Stati Uniti hanno fallito, con l’eccezione del Kirghizistan dove c’era stato un parziale successo con la cosiddetta Rivoluzione dei Tulipani.

Di conseguenza il governo degli Stati Uniti ha incassato pesanti sconfitte geopolitiche in Asia Centrale. Tutti i leader centro-asiatici hanno preso le distanze dall’America.

Russia e Iran si sono anche assicurati contratti energetici nella regione. Gli sforzi decennali dell’America per esercitare un ruolo egemonico nell’Asia Centrale sono stati ribaltati da un giorno all’altro. Le rivoluzioni finanziate dagli Stati Uniti hanno prodotto delle ricadute. Ne sono rimaste danneggiate in particolare le relazioni tra l’Uzbekistan e gli Stati Uniti.

L’Uzbekistan si trova sotto il controllo autoritario del presidente Islam Karimov. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, il presidente Karimov fu convinto con le lusinghe a condurre l’Uzbekistan nell’alveo dell’alleanza anglo-americana e della NATO. Quando ci fu un attentato contro di lui, Karimov sospettò che il Cremlino volesse punirlo proprio per questa sua indipendenza. Questo portò all’uscita dell’Uzbekistan dalla CSTO [l'Organizzazione per il Trattato sulla Sicurezza Collettiva, n.d.T.]. Ma anni dopo Islam Karimov cambiò idea sui reali responsabili dell’attentato.

Secondo Zbigniew Brzezinski l’Uzbekistan costituiva un importante ostacolo per il ristabilimento del controllo russo sull’Asia Centrale ed era praticamente invulnerabile alle pressioni russe; ecco perché era importante assicurarsi che l’Uzbekistan diventasse un protettorato americano nell’Asia Centrale.

L’Uzbekistan è anche lo stato militarmente più forte dell’Asia Centrale. Nel 1998 ospitò sul suo suolo le esercitazioni militari della NATO. L’Uzbekistan si stava pesantemente militarizzando, come la Georgia nel Caucaso. Gli Stati Uniti diedero all’Uzbekistan ingenti aiuti finanziari per sfidare il Cremlino in Asia Centrale e fornirono anche un addestramento all’esercito uzbeko.

Quando nel 2001 fu lanciata la “Guerra Globale contro il Terrore” l’Uzbekistan, alleato degli anglo-americani, offrì immediatamente agli Stati Uniti la base di Karši-Chanabad.

Il governo dell’Uzbekistan sapeva già quale direzione avrebbe preso la “Guerra Globale contro il Terrore”. Irritando l’amministrazione Bush, il presidente uzbeko formulò una politica indipendente. La luna di miele tra l’Uzbekistan e l’alleanza anglo-americana finì quando Washington e Londra presero in considerazione la deposizione di Islam Karimov. Era un po’ troppo indipendente per i loro gusti. Il tentativi di deporlo fallirono, causando uno spostamento delle alleanze geopolitiche.

I tragici eventi del 13 maggio 2005 ad Andijan segnarono la rottura tra l’Uzbekistan e l’alleanza anglo-americana. La popolazione di Andijan fu spinta allo scontro con le autorità uzbeke, e il tutto finì con un pesante intervento dell’esercito che portò a un numero imprecisato di vittime.

Si disse che fossero coinvolti dei gruppi armati. I mezzi di informazione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Europea si concentrarono soprattutto sulle violazioni dei diritti umani senza citare il ruolo occulto dell’alleanza anglo-americana. L’Uzbekistan accusò la Gran Bretagna e gli Stati Uniti di aver istigato la ribellione.

M. K. Bhadrakumar, ex ambasciatore indiano in Uzbekistan (1995-1998), ha rivelato che l’Hezbut Tahrir (HT) era uno dei partiti accusati dal governo uzbeko di aver istigato la folla ad Andijan. [9] Il gruppo stava già tentando di destabilizzare l’Uzbekistan facendo uso di tattiche violente. Il quartier generale di questo gruppo ha sede a Londra e gode dell’appoggio del governo britannico. Londra è un fulcro per l’attività di molte organizzazioni simili che promuovono interessi anglo-americani in vari paesi, compresi l’Iran e il Sudan, per mezzo di campagne di destabilizzazione. In seguito ai fatti di Andijan L’Uzbekistan ha perfino avviato una repressione nei confronti delle organizzazioni non governative straniere.

Nell’Asia Centrale l’alleanza anglo-americana ha giocato male le proprie carte. L’Uzbekistan aveva ufficialmente lasciato il GUUAM , un’organizzazione appoggiata da NATO e Stati Uniti in funzione anti-russa. Il GUUAM ridiventò pertanto GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Moldavia) il 24 maggio 2005.

Il 29 luglio 2005 le truppe statunitensi ricevettero l’ordine di lasciare l’Uzbekistan entro sei mesi. [10] Agli americani fu letteralmente detto che non erano più i benvenuti in Uzbekistan e nell’Asia Centrale.

Anche la Russia, la Cina e la SCO si fecero sentire. Gli Stati Uniti abbandonarono la loro base aerea in Uzbekistan nel novembre del 2005.

L’Uzbekistan è rientrata nella CSTO il 26 giugno 2006 e si è riallineata ancora una volta con Mosca. Il presidente uzbeko è diventato un deciso e rumoroso sostenitore, insieme all’Iran, dell’espulsione totale degli Stati Uniti dall’Asia Centrale. [11] Diversamente dall’Uzbekistan, il Kirghizistan ha continuato a permettere agli Stati Uniti di usare la base aerea di Manas, ma con restrizioni e in un clima di incertezza. Il governo kirghizo ha anche specificato che dal Kirghizistan non dovranno partire azioni militari americane contro l’Iran.

Un significativo errore geo-strategico

Sembra che tra il 2001 e il 2002 si stesse preparando un riavvicinamento tra l’Iran e gli Stati Uniti. All’inizio della guerra globale contro il terrorismo, Hezbollah e Hamas, due organizzazioni arabe appoggiate dall’Iran e dalla Siria, furono tenute fuori dalla lista delle organizzazioni terroristiche compilata dal Dipartimento di Stato americano. L’Iran e la Siria erano anche vagamente ritratte come potenziali partner nella “Guerra Globale contro il Terrore”.

In seguito all’invasione dell’Iraq, nel 2003, l’Iran espresse il proprio sostegno al governo iracheno post-Saddam. Durante l’invasione dell’Iraq i soldati americani attaccarono la milizia d’opposizione iraniana con base in Iraq, l’organizzazione Mujahedin-e Khalq (MEK/MOK/MKO). I jet iraniani attaccarono a loro volta e pressoché in contemporanea le basi della MEK.

L’Iran, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti collaborarono anche contro i talebani in Afghanistan. Vale la pena di ricordare che i talebani non furono mai alleati dell’Iran. Fino al 2000 i talebani erano stati appoggiati da Stati Uniti e Gran Bretagna, in perfetta armonia con l’esercito e l’intelligence pakistani.

I talebani furono traumatizzati e disorientati da quello che videro come un tradimento da parte di americani e britannici nel 2001 – questo alla luce del fatto che nell’ottobre del 2001 avevano dichiarato che avrebbero consegnato agli Stati Uniti Osama bin Laden, se avessero ricevuto le prove del suo presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre.

Zbigniew Brzezinski ammonì ben prima del 2001 che “Russia, Cina e Iran potrebbero allearsi solo se gli Stati Uniti fossero così miopi da contrapporsi simultaneamente a Cina e Iran”. [12] L’arroganza dell’amministrazione Bush Jr. ha prodotto proprio questo atteggiamento miope.

Secondo il Washington Post, “Subito dopo la presa-lampo di Baghdad da parte delle truppe degli Stati Uniti, tre anni fa [nel 2003], da un fax dell’ufficio per il Vicino Oriente del Dipartimento di Stato uscì un insolito documento di due pagine. L’Iran proponeva un ampio dialogo con gli Stati Uniti, e il fax suggeriva che tutto era possibile, compresa una completa collaborazione sui programmi nucleari, l’accettazione dello Stato di Israele e la fine dell’appoggio iraniano ai gruppi militanti palestinesi”. [13]

La Casa Bianca, impressionata da quelle che considerava “grandiose vittorie” in Iraq e in Afghanistan, decise semplicemente di ignorare la lettera, mandata dal governo svizzero per conto di Teheran attraverso canali diplomatici.

Tuttavia non fu ciò che venne erroneamente percepito come una vittoria rapida in Iraq che spinse l’amministrazione Bush a mettere da parte l’Iran. Il 29 gennaio 2002, in un importante discorso, il presidente Bush Jr. confermò che gli Stati Uniti avrebbero preso di mira anche l’Iran, che era stato aggiunto al cosiddetto “Asse del Male” con l’Iraq e la Corea del Nord. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna intendevano attaccare l’Iran, la Siria e il Libano dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Nel luglio del 2003, subito dopo l’invasione, il Pentagono formulò uno scenario di guerra iniziale chiamato “Theater Iran Near Term (TIRANNT)” (Teatro Iran a Breve Termine).

A partire dal 2002 l’amministrazione Bush aveva deviato dal copione geo-strategico originario. Tra le altre cose, la Francia e la Germania furono escluse dalla spartizione del bottino della guerra in Iraq.

L’intenzione era di agire contro l’Iran e la Siria proprio come America e Gran Bretagna avevano tradito gli alleati talebani in Afghanistan. Gli Stati Uniti erano anche decisi a colpire Hezbollah e Hamas. Secondo Daniel Sobelman, corrispondente di Haaretz, nel gennaio del 2001 il governo degli Stati Uniti avvertì il Libano che gli Stati Uniti avrebbero preso di mira Hezbollah. Queste minacce dirette contro il Libano furono fatte all’inizio del mandato presidenziale di George W. Bush Jr., otto mesi prima dell’11 settembre.

Il conflitto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tra l’alleanza anglo-americana e l’intesa franco-tedesca appoggiata da Russia e Cina raffigurava bene questo scarto.

Dopo la fine della Guerra Fredda gli esperti americani di geo-strategia avevano previsto da anni che l’intesa franco-tedesca diventasse un partner nei loro piani di supremazia globale. A questo proposito Zbigniew Brzezinski aveva riconosciuto che all’intesa franco-tedesca sarebbe stato concesso uno status più elevato e che si sarebbe dovuto spartire le prede di guerra con gli alleati europei di Washington.

Alla fine del 2004 l’alleanza anglo-americana cominciò a correggere il proprio atteggiamento nei confronti della Francia e della Germania. Washington tornò al proprio copione geo-strategico originario che prevedeva un ruolo più esteso della NATO nel Mediterraneo Orientale. Alla Francia furono garantite concessioni petrolifere in Iraq.

Anche i piani di guerra del 2006 per il Libano e il Mediterraneo Orientale dimostrano un importante cambio di direzione, con l’intesa franco-tedesca come partner e un importante ruolo militare per Francia e Germania nella regione.

Vale la pena di notare che agli inizi del 2007 anche l’atteggiamento nei confronti dell’Iran è cambiato significativamente. Dopo gli scacchi in Iraq e in Afghanistan (ma anche in Libano, Palestina, Somalia e nell’Asia Centrale ex sovietica), la Casa Bianca ha avviato negoziati segreti con l’Iran e la Siria. In ogni caso il dado è stato tratto, e pare che l’America non sarà in grado di compromettere un’alleanza militare che includa Russia, Iran e la Cina come fulcro.

La Commissione Baker-Hamilton: occulta cooperazione anglo-americana con l’Iran e la Siria?

L’America dovrebbe anche appoggiare decisamente le aspirazioni turche a un oleodotto da Baku in [nella Repubblica dell'] Azerbaijan a Ceyhan sul litorale mediterraneo turco come importante sbocco per le risorse energetiche del bacino del Mar Caspio. Non è inoltre nell’interesse dell’America perpetuare l’ostilità tra America e Iran. Una riconciliazione dovebbe basarsi sul riconoscimento di un mutuo interesse strategico per la stabilizzazione di ciò che attualmente è un ambiente regionale molto mutevole per l’Iran [per esempio, Iraq e Afghanistan]. Certamente una tale riconciliazione andrebbe perseguita da entrambi le parti e non dovrebbe essere un favore concesso unilateralmente. Un Iran forte, anche religiosamente motivato ma non fanaticamente anti-occidentale, è nell’interesse degli Stati Uniti e perfino la dirigenza politica iraniana potrà infine riconoscere quella realtà. Nel frattempo gli interessi americani ad ampio raggio in Eurasia sarebbero avvantaggiati se cadessero le attuali obiezioni americane a una più stretta collaborazione economica tra Turchia e Iran, soprattutto nella costruzione di nuovi oleodotti.

Zbigniew Brzezinski (The Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives, 1997)

Le raccomandazioni della Commissione Baker-Hamilton o Iraq Study Group (ISG) non rappresentano un cambio di direzione nell’atteggiamento verso l’Iran, ma piuttosto un ritorno alla linea di condotta dalla quale l’amministrazione Bush aveva deviato dopo le illusioni suscitate dalle rapide vittorie in Afghanistan e Iraq. In altre parole, la Commissione Baker-Hamilton si è occupata di controllo dei danni e di rimettere l’America sulla via originariamente intrapresa dagli strateghi militari e verosimilmente tradita dall’amministrazione Bush.

Il Rapporto dell’ISG lascia anche sottilmente intendere che si potrebbe agire sull’Iran (e per estensione sulla Siria) favorendo l’adozione delle riforme economiche del cosiddetto “libero mercato” piuttosto che imponendo un cambio di regime. L’ISG inoltre è favorevole all’ingresso di Siria e Iran nella World Trade Organization (WTO). [14] Bisognerebbe anche osservare, a tale proposito, che l’Iran ha già avviato un programma di privatizzazione di massa che coinvolge tutti i settori, dalle banche all’energia e all’agricoltura.

Il Rapporto dell’ISG raccomanda inoltre la fine del Conflitto arabo-israeliano e la pace tra Israele e Siria. [15]

La Comissione Baker-Hamilton ha anche analizzato gli interessi comuni di Iran e Stati Uniti. L’ISG ha raccomandato agli Stati Uniti di non rafforzare nuovamente i talebani in Afghanistan (in funzione anti-iraniana). [16] Bisognerebbe anche notare che Imad Moustapha, l’ambasciatore siriano negli Stati Uniti, il ministro degli esteri siriano e Javad Zarif, il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, sono stati tutti consultati dalla Commissione Baker-Hamilton . [17] L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Javad Zarif, ha anche fatto per anni da intermediario tra i governi statunitense e iraniano.

Vale la pena di ricordare che l’amministrazione Clinton seguiva la via del riavvicinamento all’Iran, tentando al contempo di tenere sotto controllo l’Iran secondo la dottrina del “doppio contenimento” nei confronti di Iraq e Iran. Questa politica si ricollegava anche alla Draft Defence Guidance (bozza del Documento per la Pianificazione della Difesa) del 1992, scritta da membri delle amministrazioni di Bush padre e figlio.

Vale la pena di ricordare anche che Zbigniew Brzezinski aveva affermato già nel 1979 e ribadito nel 1997 che l’Iran con il suo sistema politico post-rivoluzionario poteva essere cooptato dall’America. [18] La Gran Bretagna nel 2002 e il 2003 assicurò inoltre alla Siria e all’Iran che non sarebbero stati presi di mira e li incoraggiò a collaborare con la Casa Bianca.

Si noti che la Turchia ha recentemente firmato con l’Iran un contratto per un gasdotto che trasporterà il gas verso l’Europa Occidentale. Questo progetto vede anche la partecipazione del Turkmenistan. [19] Sembrerebbe che questo accordo di cooperazione tra Teheran e Ankara indichi una riconciliazione piuttosto che uno scontro con Iran e Siria, ed è in linea con quando disse Brzezinski nel 1997 parlando degli interessi americani.

Anche il governo iracheno sostenuto dagli anglo-americani ha firmato accordi con l’Iran per la costruzione di condotti.

Ancora una volta ci si dovrebbe interrogare sugli interessi dell’America in questo affare, così come delle ottime opinioni espresse sull’Iran dai governanti fantoccio di Iraq e Afghanistan.

C’è qualcosa che non va…

L’attenzione dei media nordamericani e britannici per i commenti positivi su Teheran espressi dai clienti anglo-americani a Baghdad ha qualcosa di sinistro.

Anche se questi commenti da Baghdad e Kabul sul ruolo positivo assunto dall’Iran in Iraq e Afghanistan non sono una novità, lo è l’attenzione dei mezzi di informazione. Il presidente George W. Bush Jr. e la Casa Bianca hanno criticato il primo ministro iracheno per aver detto agli inizi di agosto del 2007 che l’Iran sta avendo un ruolo costruttivo in Iraq. La stampa nordamericana e quella britannica solitamente si sarebbero limitate a ignorare o a rifiutarsi di prender atto di questi commenti. Nell’agosto del 2007 non è stato così.

Il presidente afghano, Hamid Karzai, durante una conferenza stampa congiunta con George W. Bush Jr., ha dichiarato che l’Iran è un forza positiva nel suo paese. Non è strano sentir dire che l’Iran è una forza positiva all’interno dell’Afghanistan perché la stabilità dell’Afghanistan è tutta nell’interesse dell’Iran. La cosa strana è rappresentata dal “dove” e “quando” sono stati espressi questi commenti. Le conferenze stampa della Casa Bianca hanno una coreografia ben pianificata, e bisognerebbe interrogarsi sulla scelta di tempo e luogo per le dichiarazioni del presidente afghano. Subito dopo i commenti del presidente afghano il presidente iraniano è arrivato a Kabul per una visita senza precedenti che deve avere ricevuto l’approvazione della Casa Bianca.

L’influenza politica dell’Iran

Per quanto riguarda l’Iran e gli Stati Uniti, il quadro è sfocato e la linea di separazione tra cooperazione e rivalità è poco chiara. La Reuters e l’Iranian Student’s News Agency (ISNA) hanno entrambe riportato che dopo l’agosto del 2007 sarebbe potuta esserci una visita del presidente iraniano a Baghdad. Queste notizie sono emerse proprio prima che il governo statunitense cominciasse a minacciare di etichettare le Guardia Rivoluzionaria iraniana come un’organizzazione terroristica internazionale. Senza insinuare nulla, bisognerebbe osservare che la Guardia Rivoluzionaria e l’esercito americano hanno alle spalle una storia di collaborazione a basso profilo, dalla Bosnia-Herzegovina all’Afghanistan controllato dai talebani.

Il presidente iraniano ha anche invitato i presidenti degli altri quattro stati caspici per un vertice del Mar Caspio a Teheran. [20] Ha invitato il presidente turkmeno quando è andato in visita in Turkmenistan e in seguito i presidenti russo e kazako al summit della SCO nell’agosto del 2007. Anche il presidente della Repubblica dell’Azerbaijan, Aliyev, è stato invitato personalmente durante un viaggio a Baku del presidente iraniano. Il previsto summit del Mar Caspio potrebbe essere simile a quello svoltosi a Port Turkmenbashi, in Turkmenistan, tra i presidenti kazako, russo e turkmeno, e durante il quale è stato dato l’annuncio che la Russia non sarebbe stata esclusa dai contratti per la costruzione di condotti nell’Asia Centrale.

L’influenza iraniana si sta chiaramente rafforzando. Le autorità di Baku hanno anche fatto sapere che espanderanno la cooperazione energetica con l’Iran ed entraranno in contratto per la costruzione di un gasdotto tra Iran, Turchia e Turkmenistan che rifornirà i mercati europei. [21] Questo accordo per la fornitura di gas all’Europa è simile a un contratto per il trasporto dell’energia firmato da Grecia, Bulgaria e Federazione Russa. [22]

A levante, la Siria si impegna in negoziati con Ankara e Baku e sono stati avviati importanti colloqui tra gli americani e Teheran e Damasco. [23]

L’Iran ha anche preso parte a scambi diplomatici con Siria, Libano, Turchia e Repubblica dell’Azerbaijan. Inoltre, a partire dall’agosto del 2007 la Siria ha acconsentito a riaprire gli oleodotti iracheni per il trasporto del petrolio verso il Mediterraneo orientale attraverso il territorio siriano. [24] La recente visita ufficiale in Siria del primo ministro iracheno Al-Maliki è stata descritta come storica da fonti d’informazione come la British Broadcasting Corporation (BBC). Inoltre la Siria e l’Iraq si sono accordate sulla costruzione di un gasdotto dall’Iraq alla Siria, dove il gas iracheno verrà raffinato. [25] Si è detto che questo pacchetto di accordi economici sarebbe all’origine delle tensioni tra Baghdad e la Casa Bianca, ma la cosa è poco chiara. [26]

L’Iran e il Gulf Cooperation Council (GCC) stanno anche programmando di dare il via alla creazione di una zona di libero scambio tra l’Iran e il Consiglio di Cooperazione nel Golfo Persico. Nei mercati di Therean e nella cerchia politica di Rafsanjani si discute anche sulla creazione di un mercato unico tra Iran, Tagikistan, Armenia, Iraq, Afghanistan e Siria. Bisognerebbe indagare sul ruolo americano in questi processi, con riferimento all’Afghanistan, all’Iraq e al GCC.

Sotto la presidenza di Nicholas Sarkozy la Francia ha fatto capire di essere disposta a coinvolgere appieno i siriani se daranno garanzie specifiche a proposito del Libano. Queste garanzie sono legate agli interessi economici e geo-strategici francesi.

Contemporaneamente alle dichiarazioni francesi sulla Siria, Gordon Brown ha lasciato intendere che anche la Gran Bretagna è disposta ad avviare scambi diplomatici sia con la Siria che con l’Iran. Anche Heidemarie Wieczorek-Zeul, ministro tedesco per la cooperazione economica e lo sviluppo, si è impegnata in colloqui con Damasco su progetti comuni, riforma economica e avvicinamento della Siria all’Unità Europea. Questi colloqui, tuttavia, tendono a camuffarsi dietro alle discussioni tra Siria e Germania sull’esodo di massa dei profughi iracheni in seguito all’occupazione del loro paese. Il ministro degli esteri francesi è atteso a Teheran per colloqui sul Libano, la Palestina e l’Iraq. Nonostante le dichiarazioni guerrafondaie degli Stati Uniti e più recentemente della Francia, questi colloqui hanno prodotto speculazioni su una possibile marcia indietro su Iran e Siria. [27]

Ancora una volta tutto ciò fa parte del doppio atteggiamento degli Stati Uniti, che da un lato si preparano al peggio (la guerra) e dall’altro sollecitano la capitolazione diplomatica di Siria e Iran come stati clienti o partner. Quando la Gran Bretagna e la Libia hanno firmato accordi petroliferi e contratti di fornitura di armamenti, Londra ha dichiarato che l’Iran avrebbe dovuto seguire l’esempio libico, e questo è stato ribadito dalla Commissione Baker-Hamilton.

Si è fermata la corsa alla guerra?

Nonostante i colloqui a porte chiuse con Damasco e Teheran, Washington sta comunque armando i propri stati clienti in Medio Oriente. Israele si trova a uno stadio avanzato di preparazione militare per una guerra contro la Siria.

Diversamente da Francia e Germania, gli anglo-americani non nutrono ambizioni di cooperazione con Iran e Siria: l’obiettivo ultimo è la subordinazione politica ed economica.

Inoltre, che si tratti di amicizia o di inimicizia, l’America non può comunque tollerare l’Iran entro i suoi confini attuali. La balcanizzazione dell’Iran, come quella dell’Iraq e della Russia, è un importante obiettivo anglo-americano a lungo termine.

Non si può mai sapere cosa accadrà in futuro. Anche se si intravede del fumo all’orizzonte, non è detto che i piani militari di USA, NATO e Israele debbano necessariamente risultare nella messa in atto della guerra così come è stata programmata.

Sta emergendo una “coalizione sino-russo-iraniana” che costituirebbe la base di una contro-alleanza globale. L’America e la Gran Bretagna, piuttosto che optare per una guerra diretta, potrebbe scegliere di cooptare Iran e Siria attraverso la manipolazione macro-economica e le rivoluzioni di velluto.

Una guerra diretta contro Iran e Siria, comunque, non può essere esclusa. In Medio Oriente e Asia Centrale è davvero in corso una preparazione della guerra sul campo. Una conflitto contro Iran e Siria avrebbe vaste implicazioni a livello mondiale.

Mahdi Darius Nazemroaya risiede a Ottawa ed è uno scrittore indipendente specializzato in Medio Oriente e Asia Centrale. È ricercatore al Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG).

NOTE

[1] Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole tra la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, firmato e entrato in vigore il 16 luglio 2001, Repubblica Popolare Cinese-Federazione Russa, Ministero degli affari esteri della Repubblica Popolare Cinese:
<http://www.fmprc.gov.cn/eng/wjdt/2649/t15771.htm

Seguono gli articoli del trattato rilevanti per la mutua difesa di Cina e Russia contro l’accerchiamento guidato dagli Stati Uniti e i tentativi di smantellare entrambe le nazioni;

ARTICOLO 4

La Parte cinese appoggia la Parte russa nelle sue politiche di difesa dell’unità nazionale e integrità territoriale della Federazione Russa.

La Parte russa appoggia la Parte cinese nelle sue politiche di difesa dell’unità nazionale e integrità territoriale della Repubblica Popolare Cinese.

ARTICOLO 5

La Parte russa riafferma che la posizione sulla questione di Taiwan esposta nei documenti politici firmati e adottati dai capi di stato dei due paesi dal 1992 al 2000 rimane immutata. La Parte russa riconosce che nel mondo esiste solo una Cina, che la Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legale che rappresenti l’intera Cina e che Taiwan è parte inalienabile della Cina. La Parte russa si oppone a qualsiasi forma di indipendenza di Taiwan.

ARTICOLO 8

Le Parti contraenti non entreranno in alcuna alleanza né faranno parte di alcun blocco né intraprenderanno azioni, compresa la conclusione di trattati con un paese terzo, che possano compromettere la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’altra Parte contraente. Nessuna delle due Parti contraenti consentirà che il suo territorio venga usato da un paese terzo per minacciare la sovranità nazionale, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’altra Parte contraente.

Nessuna delle due Parti contraenti consentirà la creazione di organizzazioni o bande sul proprio suolo che possano danneggiare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’altra Parte contraente e le attività di tali gruppi andranno proibite.

ARTICOLO 9

In situazioni in cui una delle Parti contraenti giudichi che la pace sia in pericolo o che i suoi interessi in fatto di sicurezza siano in pericolo o quando deve affrontare la minaccia di un’aggressione, le Parti contraenti avvieranno immediatamente contatti e consultazioni per eliminare tali minacce.

ARTICOLO 12

Le Parti contraenti collaboreranno per il mantenimento dell’equilibrio e della stabilità strategici globali e si impegneranno a fondo per promuovere l’osservanza degli accordi basilari relativi alla salvaguardia e al mantenimento della stabilità strategica.

Le Parti contraenti promuoveranno attivamente il processo di disarmo nucleare e la riduzione di armi chimiche, promuoveranno e rafforzeranno i regimi di proibizione delle armi biologiche e intraprenderanno misure per prevenire la proliferazione di armi di distruzione di massa, insieme ai mezzi di trasporto e di utilizzo e alle tecnologie ad esse correlate.

[2] Ibid.

[3] Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives (NYC, New York: HarperCollins Publishers, 1997), p.198. Edizione italiana: La grande scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geo-strategici (Milano, Longanesi, 1998).

[4] Ibid., pp. 115-116, 170, 205-206.

Nota: Brzezinski si riferisce a una coalizione sino-russo-iraniana anche come una “controalleanza” ( p.116).

[5] Zbigniew Brzezinski, Out of Control: Global Turmoil on the Eve of the 21st Century (NYC, New York: Charles Scribner’s Sons Macmillan Publishing Company, 1993), p.198. Edizione italiana: Il mondo fuori controllo (Milano, Longanesi, 1993).

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] Brzezinski, The Grand Chessboard, Op. cit., p.198.

[9] M. K. Bhadrakumar, “The lessons from Ferghana “, Asia Times, 18 maggio 2005:
<http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/GE18Ag01.html>

[10] Nick Paton Walsh, “Uzbekistan kicks US out of military base”, The Guardian (Regno Unito), 10 agosto 2005:
<http://www.guardian.co.uk/usa/story/0,12271,1540185,00.html>

[11] Vladimir Radyuhin, “Uzbekistan rejoins defence pact”, The Hindu, 26 giugno 2006:
<http://www.thehindu.com/2006/06/26/stories/2006062604491400.htm>

[12] Brzezinski, The Grand Chessboard, Op. cit., p.116.

[13] Glenn Kessler, “In 2003, U.S. Spurned Iran’s Offer of Dialogue”, The Washington Post, 18 giugno, 2006, p.A16:
<http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/06/17/AR2006061700727.html>

[14] James A. Baker III et al., The Iraq Study Group Report: The Way Forward — A New Approach, Authorized ed. (NYC, New York: Random House Inc., 2006), p.51.

[15] Ibid., pp.51, 54-57.

[16] Ibid., pp.50-53, 58.

[17] Ibid., p.114.

[18] Brzezinski, The Grand Chessboard, Op. cit., p.204.

[19] “Iran, Turkey sign energy cooperation deal, agree to develop Iran’s gas fields”, Associated Press (AP), 14 luglio 2007:
<http://www.iht.com/articles/ap/2007/07/14/business/ME-FIN-Iran-Turkey-Energy-deal.php>

[20] “Tehran to host summit of Caspian nations Oct.18″, Agencia rusa de información (RIA Novosti), 22 agosto 2007:
<http://en.rian.ru/world/20070822/73387774.html>

[21] “Azerbaijan, Iran reinforce energy deals”, United Press International (UPI), 22 agosto 2007.

[22] Mahdi Darius Nazemroaya, “The March to War: Détente in the Middle East or ‘Calm before the Storm?’”, Centre for Research on Globalization (CRG), 10 luglio 2007:
<http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va& aid=6281>

[23] Ibid.

Vale la pena di osservare che l’Iran ha preso parte a contratti per la costruzione di condotti con la Turchia e a negoziati tra Siria, Libano, Turchia e Repubblica dell’Azerbaijan per la creazione di un corridoio energetico nel Mediterraneo orientale. Questi negoziati si svolgevano mentre sia la Siria che l’Iran avviavano colloqui con gli Stati Uniti dopo il rapporto della Commissione Baker-Hamilton.

[24] “Syria and Iraq to reopen oil pipeline link”, Agence France-Presse (AFP), 22 agosto 2007.

[25] Ibid.

[26] Roger Hardy, “Why the US is unhappy with Maliki”, British Broadcasting Corporation (BBC), 22 agosto 2007:
<http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/6958440.stm>

[27] Hassan Nafaa, “About-face on Iran coming?”, Al-Ahram (Egitto), n. 859, 23-29 agosto 2007:
<http://weekly.ahram.org.eg/2007/859/op22.htm>

Originale: <http://www.globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=6688>

Tradotto dall’inglese da Manuela Vittorelli, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.


About the author:

An award-winning author and geopolitical analyst, Mahdi Darius Nazemroaya is the author of The Globalization of NATO (Clarity Press) and a forthcoming book The War on Libya and the Re-Colonization of Africa. He has also contributed to several other books ranging from cultural critique to international relations. He is a Sociologist and Research Associate at the Centre for Research on Globalization (CRG), a contributor at the Strategic Culture Foundation (SCF), Moscow, and a member of the Scientific Committee of Geopolitica, Italy.

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